Come funziona Nagi
Nagi è una presenza che ti nota quando sei bloccato o stai per cedere e ti dà una mano dove lavori — a scuola, nella vita di tutti i giorni o nel tuo team. Non ti sorveglia: ti affianca. E lo fa senza mai mandare i tuoi dati grezzi da nessuna parte.
Il ciclo in tre passi
1. Segnali locali
Nagi legge piccoli segnali di come sta andando il lavoro — ritmo, blocchi che si ripetono, slittamenti — sul tuo dispositivo. Con il tuo permesso può aggiungere altri segnali: la fisiologia dal dispositivo da polso (battito, HRV, sonno e recupero notturno), la densità di impegni dai calendari che colleghi, il ritmo d’uso del telefono (opzione separata, disattiva di default). I dati grezzi non lasciano il device: restano dove li hai prodotti.
2. Indici astratti
Quei segnali diventano indici: numeri in virgola mobile o semplici valori vero/falso (“sta faticando su questo?”, “il blocco dura da troppo?”). Al server arrivano solo questi indici astratti, mai il contenuto di ciò che scrivi o fai. È il vincolo zero-knowledge: il server non può ricostruire la tua giornata.
3. Intervento discreto
Quando un indice segnala un muro, Nagi ti lascia una mano in privato, dove già lavori — un messaggio su Slack, Microsoft Teams o Telegram, o nella chat con Nagi. Un micro-passo concreto (“scrivi a mano solo la prima formula”, “apri solo la busta, il timer lo tengo io”), non un richiamo. Nel momento in cui il blocco dura, non tre settimane dopo.
Tre modi, una presenza
- Scuola — per studenti: spezza il muro dello studio in un primo micro-passo, senza voti né controllo.
- Personale — per chi rimanda una cosa da settimane: abbassa il costo d’ingresso a cinque minuti.
- Team — per i gruppi di lavoro: si accorge dei blocchi dai segnali di lavoro (non da un sondaggio) e offre aiuto in privato mentre il blocco è ancora un blocco — non quando è già una lettera di dimissioni. L’uso in azienda è volontario e individuale e non è sorveglianza dei lavoratori: vedi la nota su art. 4 Statuto dei Lavoratori nella pagina Team.
Ti segue su tutti i tuoi device
Non vivi su un solo schermo. Il portatile, il telefono, il tablet: salti dall’uno all’altro di continuo, e va benissimo così. Nagi ti segue su tutti — non per controllarti, ma per capire il quadro intero invece di un pezzo alla volta.
E c’è di più: quando ti ritrovi a rimbalzare tra troppi schermi e troppi progetti insieme, quella frammentazione non è un tuo difetto da nascondere — è un segnale. Spesso è proprio il momento in cui la mente si sta disperdendo e sta per arrivare il muro. Nagi lo nota e lo tiene nel quadro, così può darti una mano prima, con dolcezza — non un rimprovero per esserti “distratto”.
Collegare il calendario (facoltativo)
È il collegamento che cambia di più il comportamento di Nagi, e quasi nessuno se lo aspetta: serve soprattutto a farlo stare zitto. Senza calendario, Nagi sa che stai faticando ma non sa che sei in riunione, e può scriverti nel momento peggiore. Con il calendario collegato, se risulti occupato l’intervento non parte durante l’impegno: viene rimandato alla fine e recapitato solo se la difficoltà è ancora lì. Altrimenti si lascia perdere, e al massimo finisce nel riepilogo della sera.
In più, una giornata fitta di impegni entra nel quadro come contesto: la fatica di un pomeriggio con sei riunioni di fila non è la stessa di un pomeriggio vuoto, e Nagi ne tiene conto invece di leggerti come se le giornate fossero tutte uguali.
Due modi per collegarlo
- Account Google, con un login. Autorizzi Nagi dalla schermata di Google e hai finito: niente indirizzi da copiare. È il modo più semplice se il tuo calendario è su Google.
- Indirizzo del calendario (feed iCal/ICS). Incolli un link e Nagi lo legge. Funziona con Outlook e Microsoft Teams, con Aruba, e anche con Google tramite l’indirizzo segreto in formato iCal che trovi nelle impostazioni del calendario. Puoi collegarne più di uno insieme — lavoro, cliente, personale: Nagi li guarda tutti come se fossero una giornata sola, che è poi come la vivi tu.
L’indirizzo iCal è un segreto: chi ce l’ha vede il tuo calendario. Trattalo come una password e non condividerlo. Se un’autorizzazione scade o la revochi, Nagi te lo dice e smette di usare quella fonte, invece di continuare in silenzio su un calendario fermo.
Cosa Nagi legge, e cosa non legge
Il calendario è la sorgente su cui la domanda «cosa esce dal mio dispositivo?» è più legittima, quindi la risposta per esteso. Dal calendario Nagi ricava due sole cose: la densità di impegni della giornata — un numero tra 0 e 1 — e l’orario di fine dell’impegno in corso, che serve a sapere quando può tornare a farsi viva.
Titoli, partecipanti, luoghi e descrizioni degli eventi non vengono salvati: servono per il tempo del calcolo e poi restano solo i numeri. Nessuno vede con chi ti vedi, né di cosa parli, né dove vai — non il tuo capo, non la tua scuola, e non il server di Nagi. È lo stesso vincolo zero-knowledge che vale per tutto il resto, spiegato qui sotto; i dettagli formali sono nell’informativa privacy.
Puoi scollegare un calendario in qualsiasi momento dalle Impostazioni, e Nagi torna a funzionare senza. È facoltativo: senza calendario perdi il fatto che non ti interrompa in riunione, non l’app.
Il vincolo zero-knowledge
La privacy non è una promessa: è un vincolo tecnico. I dati grezzi restano sul device; al server vivono solo indici astratti. Le regole del database (RLS, Row-Level Security) negano a un HR o a un genitore l’accesso al dato del singolo. Chi ha un ruolo di supervisione vede solo aggregati su coorti di almeno 5 persone: mai un nome, mai una riga individuale.
Cosa Nagi NON fa
Per capire davvero Nagi, aiuta dire cosa non è. Nagi non è un secondo genitore che assilla, né un capo che controlla.
Le richieste immediate — “butta la spazzatura, ora”, “fai questo adesso” — non sono il campo di Nagi. Se le rincorresse, diventerebbe solo un’altra voce che importuna, e smetteresti di ascoltarlo.
Nagi aiuta la persona a imparare a gestirsi: col proprio ritmo, col proprio metodo. Non impone, non mette fretta. Col tempo, dall’autonomia, arrivano anche le cose che gli altri ti chiedono — ma perché sei tu a riuscirci, non perché qualcuno ti sta addosso.
E Nagi non ti controlla e non fa la spia: quello che vede resta tuo (zero-knowledge), e a genitori o azienda arrivano solo sintesi aggregate, mai il dettaglio.
E soprattutto: Nagi non è un medico e non fa diagnosi. Non ti dà valutazioni cliniche, non parla di cibo, corpo o peso, e non gestisce disturbi alimentari, crisi o emergenze. Non è lì per curarti: è un amico che ti affianca nelle giornate storte. Quando la situazione è seria, la cosa giusta è una persona vera — e Nagi ti indirizza verso un aiuto umano e professionale, senza mai provare a sostituirlo.
Nagi