Come funziona Nagi
Nagi è una presenza che ti nota quando sei bloccato o stai per cedere e ti dà una mano dove lavori — a scuola, nella vita di tutti i giorni o nel tuo team. Non ti sorveglia: ti affianca. E lo fa senza mai mandare i tuoi dati grezzi da nessuna parte.
Il ciclo in tre passi
1. Segnali locali
Nagi legge piccoli segnali di come sta andando il lavoro — ritmo, blocchi che si ripetono, slittamenti — sul tuo dispositivo. I dati grezzi non lasciano il device: restano dove li hai prodotti.
2. Indici astratti
Quei segnali diventano indici: numeri in virgola mobile o semplici valori vero/falso (“sta faticando su questo?”, “il blocco dura da troppo?”). Al server arrivano solo questi indici astratti, mai il contenuto di ciò che scrivi o fai. È il vincolo zero-knowledge: il server non può ricostruire la tua giornata.
3. Intervento discreto
Quando un indice segnala un muro, Nagi ti lascia una mano in privato, dove già lavori — un messaggio su Slack o Microsoft Teams, o nella chat con Nagi. Un micro-passo concreto (“scrivi a mano solo la prima formula”, “apri solo la busta, il timer lo tengo io”), non un richiamo. Prima che il blocco diventi burnout.
Tre modi, una presenza
- Scuola — per studenti: spezza il muro dello studio in un primo micro-passo, senza voti né controllo.
- Personale — per chi rimanda una cosa da settimane: abbassa il costo d’ingresso a cinque minuti.
- Team — per i gruppi di lavoro: si accorge dei blocchi dai segnali di lavoro (non da un sondaggio) e offre aiuto in privato, prima che il blocco diventi turnover.
Il vincolo zero-knowledge
La privacy non è una promessa: è un vincolo tecnico. I dati grezzi restano sul device; al server vivono solo indici astratti. Le regole del database (RLS, Row-Level Security) negano a un HR o a un genitore l’accesso al dato del singolo. Chi ha un ruolo di supervisione vede solo aggregati su coorti di almeno 5 persone: mai un nome, mai una riga individuale.
Cosa Nagi NON fa
Per capire davvero Nagi, aiuta dire cosa non è. Nagi non è un secondo genitore che assilla, né un capo che controlla.
Le richieste immediate — “butta la spazzatura, ora”, “fai questo adesso” — non sono il campo di Nagi. Se le rincorresse, diventerebbe solo un’altra voce che importuna, e smetteresti di ascoltarlo.
Nagi aiuta la persona a imparare a gestirsi: col proprio ritmo, col proprio metodo. Non impone, non mette fretta. Col tempo, dall’autonomia, arrivano anche le cose che gli altri ti chiedono — ma perché sei tu a riuscirci, non perché qualcuno ti sta addosso.
E Nagi non ti controlla e non fa la spia: quello che vede resta tuo (zero-knowledge), e a genitori o azienda arrivano solo sintesi aggregate, mai il dettaglio.